CELEBRAZIONE DEL IV NOVEMBRE

IV Novembre 2018

Care Pregnanesi e cari Pregnanesi, grazie di essere qui questa mattina a celebrare la ricorrenza del IV Novembre. Grazie anche alle autorità civili, militari e religiose che hanno risposto al nostro invito.

Il 4 novembre del 1918, esattamente cento anni fa, il generale Armando Diaz, Comandante dell’Esercito Italiano, dichiarava conclusa e vinta la guerra contro l’Austria-Ungheria, la “grande guerra”, comunicandolo al Paese attraverso un bollettino che è noto a tutti, ricco di retorica un po’antiquata e di comprensibile orgoglio.

Oggi però non ricordiamo l’anniversario di quella vittoria, come molti pensano, ma celebriamo le Forze Armate, l’Unità Nazionale e la memoria dei caduti militari italiani di tutte le guerre.

Di tutte le inutili guerre, dovremmo dire.

Nei primi anni del Novecento l’Europa era letteralmente una polveriera. Gli Stati più grandi erano spinti al conflitto da logiche imperialiste ed espansioniste, dalla pretesa di supremazia sugli altri concorrenti. Le nazioni e i popoli più piccoli invece lottavano per liberarsi dall’oppressione degli imperi transnazionali e per affermare la propria sovranità come governi autonomi o piccole potenze locali.

Per tutti i popoli d’Europa il nazionalismo era l’ideologia guida.

Quella che oggi noi chiamiamo la “Prima Guerra Mondiale” si concluse un secolo fa lasciando sul campo 20 milioni di morti civili e militari. Alcuni popoli, come il popolo Serbo, arrivarono a perdere il 20% dell’intera popolazione. Anche per il nostro Paese le perdite furono terribili e, come dimostra la lapide su questo monumento, un’intera generazione di giovani vite fu spazzata via. Pensate che Pregnana era molto piccola e decine ragazzi e uomini morirono sui campi di battaglia “per conquistare Trento e Trieste”.

Quella guerra fu definita, giustamente, un’inutile strage.

Si pensò, ingenuamente, che quella guerra sarebbe stata risolutiva dei conflitti nazionali e internazionali.

Invece essa fu solo la premessa di un nuovo conflitto ancora più grande ed esteso, venti anni più tardi, mosso da identiche motivazioni nazionaliste e imperialiste, sostenute stavolta da governi totalitari e fascisti come quelli allora presenti in Italia, in Germania, e anche in Spagna, dove si combatté una sanguinosa guerra civile che fu il prologo della Seconda Guerra Mondiale.

Settanta anni fa, nel 1948, dopo aver vissuto i peggiori massacri e orrori della propria Storia, l’Europa decise finalmente di intraprendere una strada diversa che oggi la rende unica nell’intero panorama mondiale, faro di pace, libertà e giustizia sociale.

All’inizio del 1948 nel nostro Paese entrò in vigore la Costituzione. I Paesi Europei furono tra i principali promotori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 e poi ratificata da quasi tutti gli Stati del Mondo. Sulla base degli accordi di Bruxelles, stipulati sempre nel 1948, dieci anni più tardi sarebbe nato il primo nucleo dell’Unione Europea, coi Trattati di Roma.

Il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Libertà, uguaglianza dei diritti, spirito di fratellanza universale. Le basi dello Stato di diritto, democratico e liberale, cooperativo e internazionalista. L’antitesi del nazionalismo e del totalitarismo.

Oggi i nazionalisti hanno risollevato la testa e soffiano sul fuoco delle tensioni sociali che agitano il nostro presente. I sostenitori di ideologie totalitarie e antidemocratiche, neofasciste e neonaziste, approfittano della sfiducia dei popoli d’Europa e dello scarso coraggio delle sue Istituzioni per rilanciare la propria visione nefasta. Oggi i teorici della lotta tra le nazioni dissimulano il loro passato facendosi chiamare “sovranisti”.

Le loro idee però non sono cambiate. Il loro linguaggio non è cambiato. Di conseguenza, se lasciati governare, le loro azioni non saranno diverse da quelle che, nello scorso secolo, hanno devastato il nostro continente.

Non commettiamo l’errore di dimenticare il passato!

Non facciamolo, oppure quei caduti che oggi vogliamo onorare saranno davvero morti invano. Loro ebbero l’illusione di combattere una guerra per dare ai loro figli una pace durevole. Quella pace durevole noi l’abbiamo ottenuta, da settanta anni, ma solo grazie alla cooperazione solidale tra i nostri Stati, i nostri Popoli e le nostre Nazioni.

Non gettiamo alle ortiche questo patrimonio a causa della nostra debolezza, inseguendo nuovamente, come cento anni fa, le illusioni del nazionalismo, del sovranismo, dello “Stato forte”, dell’ “Uomo forte”.

Oggi, lo avete visto, abbiamo inaugurato un nuovo memoriale ai caduti Pregnanesi delle due guerre mondiali. Volevamo dare maggiore dignità ai cippi che ricordano quelle giovani vite spezzate dalla guerra, mettendoli tutti uno accanto all’altro. Lo completeremo con una targa e delle decorazioni.

Accanto ad esso c’è anche il memoriale alle vittime civili, rappresentate in particolare dai bambini e dalle insegnanti uccisi durante il bombardamento della scuola di Pregnana. Abbiamo restaurato anche quello.

Volevamo inaugurare i memoriali proprio oggi, centenario della fine della prima grande guerra, perché oggi è una data importante per la nostra memoria.

Costruiamo pure i monumenti, celebriamo le ricorrenze, ricordiamo i caduti… ma se vogliamo davvero onorare la loro memoria, allora, ogni giorno, sosteniamo la Repubblica, unita e cooperante con gli altri Stati Europei, supportiamo le sue Istituzioni civili e militari, uniamoci a loro per portare ovunque la pace e il dialogo, garantire a tutti la libertà e i diritti, promuovere sempre la fratellanza tra gli esseri umani e le Nazioni.

Viva la Repubblica e buon IV Novembre a tutti voi!

Il Sindaco, Angelo Bosani,

4 novembre 2018

IV Novembre 2018