la Storia

Pregnana è un piccolo comune a pochi chilometri da Milano che ha sempre vissuto all’ombra delle vicende che hanno segnato la storia dell’importante capoluogo. Benché il borgo sia di antica formazione non sono ancora state trovate valide documentazioni archeologiche. Tuttavia si può sicuramente ritenere che questa zona fosse già abitata in epoca romana.
pregnana01Così pure è prevedibile che anche qui il passaggio dei vari popoli barbari lasciò segni terribili. Unni, Visigoti, Goti e Longobardi sottoposero Pregnana allo stesso trattamento riservato a tutto il territorio lombardo. Poche ed incerte sono pure le notizie sul paese nel periodo del basso Medio Evo.
Federico Barbarossa viene citato in qualche documento per aver saccheggiato Pregnana nel XII secolo. Come se non bastasse venne anche la carestia che riportano le cronache dell’epoca, devastò tutto il territorio milanese negli anni 1242 e 1246. La carestia e l’improduttività delle terre aveva un’origine solo apparentemente legata all’approssimazione agronomica con cui venivano coltivati i campi. Causa maggiore era costituita da incendi, devastazioni, furti e ,ruberie, a cui erano vessati campi ed abitazioni nonché i ricoveri degli animali. Il lavoro nei campi era pertanto dei meno redditizi e dei più insicuri.
I contadini abbandonavano allora le terre per rifugiarsi negli abitati dei villaggi maggiori. Inoltre venivano a mancare braccia per lavorare, a causa delle numerose e continue lotte che tenevano lontane gli uomini e li impegnavano nel più rischioso, ma più remunerativo mestiere del mercenario.
Sintomatico segno della tristezza dei tempi è la cronaca della famosa battaglia dei Lanzechenecchi di Lodriso, avvenuta nel 1339 e che fu segiuta, soltanto due anni dopo, dalla devastazione dei campi per l’invasione di cavallette: un esercito feroce e famelico quanto quello dei mercenari.
Allora la maggior parte del territorio di Pregnana era posseduto dalla chiesa e da essa fu acquistato da varie nobili casate.
I documenti di compravendita segnano così lo sviluppo delle casate e il passaggio dall’una all’altra delle terre e delle ville. Qui ebbe beni Guido della Torre che fu signore di Milano dal 1302 al 1311. La famiglia dei marchesi d’Adda, nobile e potente finanziariamente grazie ai commerci ed ai servizi bancari, possedette in Pregnana un palazzo sontuoso, degno della fama che godevano i grandi finanziatori del governo milanese.
Ma la ricchezza di una famiglia era data anche dalle pertiche di terra agricola da essa posseduta. Il conte Barnaba Barbò ne possedeva 1319, il marchese Ercole d’Adda 925, don Mauro Orombelli 381.
Per quanto riguarda invece la gente comune, nel 1590 Pregnana era composta da 288 abitanti distribuiti per la maggior parte in 34 cascine.
Ci pensò la grande peste del XVII secolo a limitare lo sviluppo della popolazione. I pregnanesi hanno conservato la memoria del triste evento, recandosi annualmente in pellegrinaggio ai resti del Lazzaretto, che era stato costruito in periferia per ospitare gli ammalati.
Il paese cambiò spesso anche di padrone: dalla chiesa a Guido della Torre, poi gli spagnoli, da questi gli austriaci, quindi ci fu l’esperienza della repubblica Cisalpina, per poi ritornare, con il trattato di Vienna, in mano agli austriaci.
Infine giunse l’annessione al regno d’Italia. A metà dell’ottocento inizia la lenta trasformazione del paese da agricolo ad industriale. Nel 1868 si inaugura il canale Villoresi, che si stacca dal Ticino a Somma Lombardo e sfocia nell’Adda, dopo un percorso di 83 chilometri.
La funzione del canale è irrigua e le terre che vengono toccate dal corso d’acqua ne traggono notevole giovamento in termini di resa e di qualità della produzione. Anche Pregana vive questo felice avvenimento in quanto viene raggiunta da un ramo che si stacca dal canale. Contemporaneamente un’altra grande opera veniva realizzata sul territorio: la ferrovia Milano-Rho-Arona, ultimata proprio nel 1868. Questa ferrovia, che andava ad aggiungersi alla Milano-Rho-Magenta, è il segno del livello di velocità raggiunto dalle attività della zona, che abbisognava di trasporti sicuri e veloci per il commercio dei prodotti e dei manufatti.
Il 20 Settembre 1900 il Consiglio Comunale, per decisione governativa, aggiunse al nome di Pregnana la denominazione “Milanese”, che doveva distinguerlo da altri comuni omonimi. Nel 1922 arrivò la luce elettrica per le vie del paese e nel 1925 sorse un importante stabilimento di tessitura. La via dell’industrializzazione era ormai intrapresa. La popolazione cresceva in modo forte nel secondo dopoguerra e con essa miglioravano i servizi offerti dall’Amministrazione Comunale. Una tra le più importanti opere, è stata la costruzione del cavalcavia sulla ferrovia che ha liberato il paese consentendogli un’adeguata espansione urbanistica ed un efficiente collegamento tra le località del paese con i comuni limitrofi.

Le cascine
Nelle cascine si è consumata la storia quotidiana di intere generazioni di pregnanesi. Al centro della costruzione c’era l’aia: punto di lavoro e di incontro. In un lato del cortile sorgeva la casa patronale, il più spesso abitata dal fattore. Tutto il fabbricato aveva forma di quadrilatero a corte chiusa con due uscite: una sulla strada e l’altra, l’altra direttamente sui campi.
pregnana02Appartenevano al comune di Pregnana numerose cascine. Ecco qualche curiosità sulle più rinomate. Cascina “La Fabriziana”. E’ detta anche “Cascina Rossa”, si trova a metà strada tra Pregnana e Rho ed è di forma semicircolare. Qui in un grande forno, in tempi antichi, veniva cotto il pane per tutti i pregnanesi. E’ caratterizzata da grandissimi porticati ad arco. Cascina “L’Isola dei Fiori”. Ha antiche origine testimoniate da pitture e stucchi, appartenenti ad un’epoca di nobiltà. E chiamata così perché circondata da giardini ed aiuole fiorite. Cascina “Svizzera”. E’ così detta da un proprietario di origine svizzera. Cascina “Serbelloni-Salvetti”.
Qui era l’unico fornitissimo negozio, dove si trovava di tutto, per tutte le necessità. Cascina “Comune”. Risale al XV secolo ed è ricca di storia e di tragici avvenimenti. Ai tempi delle pestilenze fu prestata al Comune per ricoverare gli ammalati. L’assistenza fu affidata anche ai monaci Cistercensi di Parabiago. La costruzione presenta ancora una torretta campanaria con campanella , un piccolo altarino e un antichissimo bassorilievo.